“Schiava” di Mende Nazer

Schiava (titolo originale “Slave”) è la storia di una donna africana che ha passato per sei anni una vita di schiavitù. La protagonista, Mende Nazer, ne è l’autrice. In questo libro racconta la sua drammatica esperienza.

Nata sui monti della Nubia, Mende trascorre un’infanzia felice con la sua famiglia, in un paese povero ma dove le persone vivono in perfetta armonia. I genitori sostengono il suo sogno di studiare per diventare medico. Come in gran parte del Sudan la religione è un misto di Islam e tradizioni tribali. Per questo, Mende subisce l’unica grande violenza della sua adolescenza: l’infibulazione. Tuttavia, la certezza dell’amore che la madre ha sempre nutrito per lei, la porterà ad accettarla come una pratica che,  ancora molte donne, vivono come salvaguardia del proprio futuro.

Nel 1994, Mende ha 12 anni e, improvvisamente, la sua vita si trasforma in tragedia.

Un gruppo di predoni arabi invade il villaggio, dà fuoco alle abitazioni, sgozza donne e bambini. Lei viene rapita e da quel momento non saprà più nulla della sua famiglia per anni.

Viene violentata, maltrattata e poi venduta ad una ricca famiglia di Karthoum.

Mende diventa la “Abid”, la schiava, Non ha più un’identità. La signora e padrona Rahab la chiama “Yebit”, la ragazza indegna di nome. Costretta a vivere in una rimessa buia e fredda, lavora dall’alba fino a mezzanotte, mangia gli avanzi, viene picchiata per ogni piccola distrazione.

Tuttavia, dimostra una forza di volontà insospettata ed una grande resilienza. Capisce che deve solo obbedire senza obiettare nulla, se vuole sopravvivere.

Dopo quattro anni, viene mandata dalla sorella di Rahab nella civilissima Londra. Joahir sembra mostrare un minimo di umanità, ma dopo poco tempo, la vita di Mende torna ad essere quella di prima, se non peggio.

All’inizio del nuovo millennio, Mende ha perso la bellezza, la dignità e la voglia di vivere. Il fatto di essere affidata ad una coppia di amici della famiglia che l’ha schiavizzata, in occasione di una loro vacanza in Sudan, non le fornisce alcuna speranza.

Questa volta però, il cielo sembra rivolgerle uno sguardo benevolo: Rabab e Omar la trattano come un essere umano e, dopo tanti anni di reclusione, ha finalmente il permesso di uscire di casa per fare la spesa.

Grazie a questa piccola libertà, e a fortunate coincidenze, riuscirà a fuggire e ad ottenere asilo politico, ma solo dopo due anni di dure lotte.

Il nome della protagonista significa gazzella. E’ un animale capace di sfuggire ai predatori.

Nella sua battaglia per il diritto di asilo, Mende è stata sostenuta dalla comunità internazionale, da un’avvocatessa pronta a tutto e dal giornalista Damien Lewis che l’ha assistita nella stesura dell’opera. Oggi, esiste una fondazione che porta il nome di Mende Nazer ed ha come scopo la tutela dei diritti umani.

 Secondo il Global Slavery Index, vi sono almeno dieci paesi in cui si pratica ancora la schiavitù: Cina, Repubblica Democratica del Congo, India, Indonesia, Iran, Nigeria, Corea del Nord, Pakistan, Filippine, Russia. E’ quanti altri?

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