.. Seguendo il filo dei ricordi – Una lezione di latino

Avevamo, negli anni del ginnasio, un professore di latino piuttosto autorevole nel suo campo.

Era un signore d’altri tempi dai capelli sottili e candidi che portava camicie cifrate e una serie di abiti grigi tanto interminabile da far sospettare che fosse sempre lo stesso abito.

Ormai oltre la soglia della pensione, continuava tenacemente la sua missione per il piacere di insinuare nei nostri cervelli adolescenziali un sospetto di consecutio temporum in una lingua morta che per lui era vivissima e costituiva un mezzo espressivo corrente con il quale componeva sia poesie romantiche che epitaffi funebri di personaggi famosi.

Autore di una grammatica latina ancora oggi in vendita online e sulle cui pagine, al tempo, non mi soffermavo certo quanto avrei dovuto, alternava momenti di indulgenti spiegazioni che gli facevamo ripetere all’infinito a scatti di insofferenza collerica davanti alla nostra cocciutaggine.

In realtà speravamo, ogni volta che saliva in cattedra, che tralasciasse la grammatica latina per distrarsi con i suoi ricordi di gioventù verso i quali lo indirizzavamo malignamente.

Racconti che vagheggiavano i suoi dorati anni venti del Novecento, vissuti da rampollo di buona famiglia tra charlestons clandestini e signorine sognanti che si abbandonavano – a quanto pare – sullo sparato della sua camicia da sera emergente dallo smoking, lasciando abbondanti tracce di cipria rosata. Una specie di Gatsby padano sul quale sghignazzavamo impietose.

Ma quello che suscitava maggiormente la nostra scomposta ilarità era la danza della sua dentiera che tendeva regolarmente a sfuggirgli dalle labbra nella foga della spiegazione e che il professore di quando in quando rimetteva a posto con rapide manate sulla bocca.

Quando la nostra insubordinazione diventava insopportabile se ne usciva dall’aula sbattendo la porta a fumare una sigaretta da un bocchino dorato che maneggiava con classe. Lo trovavamo in corridoio avvolto da un fumo azzurrino che ci fissava astioso quando ne approfittavamo per uscire a gruppi – di fatto vietato – a rifugiarci nei bagni.

Il giorno che lo vedemmo rientrare improvvisamente con fare sornione non ci facemmo caso e quasi non ci demmo pena di interrompere il nostro insopportabile cicaleccio finché non fummo silenziate dal fermento che si avvertiva chiaramente fuori della porta della nostra aula.

Commenti e sghignazzi si alzavano dal corridoio, mentre il professore restava indifferente sulla cattedra. Scattammo fuori appena suonò la campanella, accolte da un folto gruppo di studenti, per lo più maschi, che si accalcavano sulla porta; cosa del tutto inusuale per una classe di sole femmine di acerba adolescenzialità che non potevano certo vantare esemplari particolarmente vistosi.

La ragione di tanto interesse era un foglio malamente appeso alla porta stessa con un avviso piuttosto insolito: “Juvenes àpite, hic est covum viperarum!” che suonerebbe pressappoco così “Ragazzi state alla larga, questo è un covo di vipere!”

Ovvio che l’avvertimento avesse ottenuto precisamente l’effetto opposto a quello che apparentemente si proponeva. Quella volta fu su di noi che si scaricò il dileggio dei compagni, mentre il vecchio professore di latino si allontanava con sussiego. La lezione di latino era finita.

2 pensieri riguardo “.. Seguendo il filo dei ricordi – Una lezione di latino”

  1. Lezioni di latino indimenticabili! Come ci siamo divertite. Il nostro povero professore di latino, greco, italiano, storia,e geografia (18 ore alla settimana, pover’uomo solo con noi) era forse un po’ provato dalla vita , ma sicuramente troppo fiducioso nell’onestà delle sue studentesse. Prima delle versioni in classe, affinché non copiassimo, ci diceva:” Scrivete in alto a destra sul foglio protocollo: Prometto di non comunicare né con parole né con occhi!” e poi usciva a chiacchierare con la bidella e tornava dopo due ore e, immancabilmente, le versioni erano tutte uguali.

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