Pasqua significa

Riflessioni dopo la lettura di Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin.

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Pasqua significa “passaggio oltre un ostacolo”.

Ci sono libri che vengono letti al momento giusto, e quello che ho appena letto, “Cambiare l’acqua ai fiori” di Valérie Perrin, è uno dei libri più belli che abbia letto nella mia vita. È un libro che parla di amore in ogni pagina, amore che è compassione e che è donazione di sé stessi.

Ci sono dei punti splendidi, e ne riporto solo alcuni:

  • “certo, c’è la morte, i dispiaceri, il brutto tempo, il giorno dei morti, ma la vita riprende sempre il sopravvento, arriva sempre un mattino in cui c’è una bella luce e l’erba rispunta dalla terra riarsa”
  • “secondo me le eredità non dovrebbero esistere. Penso che bisognerebbe dare tutto alle persone a cui vogliamo bene in vita, il proprio tempo e il proprio denaro”
  • “dove sarà il mio cuore tu continuerai a battere”
  • “l’edera soffoca gli alberi, non dimenticare mai di tagliarla, mai. Appena i pensieri ti portano verso le tenebre prendi la cesoia e taglia via la tristezza”
  • “Presto lo raggiungerò, lo so. Sento già l’odore delle sue sigarette. Non vedo l’ora. Se penso che l’ultima volta che ci siamo visti abbiamo litigato! È arrivato il momento di riconciliarsi”
  • “mia nonna mi ha insegnato prestissimo a cogliere le stelle: basta mettere un catino pieno d’acqua in mezzo al cortile, e le avrai ai tuoi piedi”

E questi non sono che pochissimi stralci in un libro che è pieno di frasi toccanti, da sindrome di Stendhal!

È un libro che fa riflettere sul significato della vita, sull’importanza della vita, su come, anche con le sue vicissitudini, ci sia sempre l’amore per qualcuno, l’amore di qualcuno che ce ne fa apprezzare la ricchezza, che ci fa VIVERE!

Siamo in un momento storico che ci fa capire ogni giorno quanto siamo fragili, in un momento per molti davvero eticamente difficile; troppe persone perdono i propri cari, troppe persone non hanno di che vivere, e ancora la solidarietà è troppo lontana dai più. Sarebbe bello capire che donare è dare significato alla propria esistenza, sarebbe bello capire che non si può sempre demandare allo stato, senza capire che lo stato siamo noi. Pur ci fa piacere ricevere un gesto di semplice attenzione da parte di tutti, anche da parte di persone normalmente lontane dai nostri pensieri che si ricordano di noi, con un messaggio, con una telefonata.

Ormai tutti noi abbiamo perso dei conoscenti, quando non parenti e amici, alle volte più giovani di noi, che apparentemente stavano bene, ma non ci sono più.

Sembra cinico dire che sono situazioni che possono succedere, ma è proprio così. Ognuno di noi ha il proprio destino, anche se il destino non dovrebbe includere, per statuto, la perdita di un figlio.

Siamo impotenti davanti a queste situazioni e dobbiamo cercare di sopravvivere, o meglio, di vivere!

E per noi diversamente giovani, sappiano i giovani che la nostra vita l’abbiamo fatta, anche se speriamo di calcare questo palcoscenico il più possibile.  Non facciamoci intimidire da questo coronavirus, rispettiamolo con la dovuta attenzione e prudenza, ma non facciamo deprimere gli affetti, apprezziamo il piacere delle purtroppo limitate relazioni sociali, e vogliamoci bene, e diciamocelo, dimostriamoci disponibili, impariamo ad ascoltarci, siamo più attenti agli altri, e saremo più contenti.

Pasqua è di risurrezione, ma per noi non dalla morte, ma da una condizione di vita difficile che porterà ad una vita migliore: cerchiamo di imparare da questa pandemia, ricordiamocene anche quando sarà passata, perché passerà, e viviamo, viviamo, non suicidiamoci in vita

 

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