“Sirene”, la serie italiana che poteva essere la svolta, ma invece no

sirene.pngSirene è la nuova serie che in questo periodo viene trasmessa su Rai 1.

Narra le vicende di quattro sirene del Mar Mediterraneo (mamma Marica e le tre figlie Yara, Irene e Daria) che escono dall’acqua sotto sembianze umane per cercare il tritone fidanzato di Yara, Ares, scomparso sulla terraferma tempo prima.

Nella prima puntata incappano in Salvatore, allenatore di pallavolo, che ammaliano per essere ospitate e servite durante il loro soggiorno nel mondo degli umani.

Quando si è scoperto che la Rai avrebbe prodotto una serie tv sulle sirene, ho pensato che potevano succedere due cose:

  1. finalmente la Rai ha deciso di elevarsi a livello delle serie tv europee e americane, per dimostrare che anche in Italia leggiamo bene i cambiamenti della realtà seriale;
  2. Sarà una ca**** pazzesca che era meglio non distribuire in televisione.

Ho sperato tanto nella prima ipotesi, ma no. Assolutamente no. Questa serie è così brutta che fa sembrare I Cesaroni roba da Ciak d’Oro.

Ammetto di avere guardato, con molta fatica, solo il primo episodio (che dura comunque 1 ora e 45 minuti!). Non sono riuscita a guardare anche il secondo. Sarebbe stato troppo. Quindi il mio giudizio è parziale e potrebbe cambiare con l’avanzamento della serie (anzi, lo spero).

Sirene2

In realtà, il fatto che tra i creatori della serie ci sia Ivan Cotroneo, poteva essere l’unica cosa che la salvava (insieme a Luca Argentero nel cast). Cotroneo ha lavorato come sceneggiatore a film come Mine vaganti, La kryptonite nella borsa (di cui ha firmato anche la regia) e Viaggio sola. Ha anche ideato altre serie tv: Tutti pazzi per amore e E’ arrivata la felicità che non sono niente di particolarmente originale, ma che almeno si lasciano guardare. Non so se questa volta è stato il tema particolare o il cast di attori mediocri a rendergli il lavoro difficile.

A parte Argentero (che interpreta Salvatore) e Valentina Bellé (Yara) che non sono poi male nei loro ruoli, gli altri non riescono ad essere naturali nemmeno per errore. In realtà, è caratteristico Carmine, fratello di Salvatore, interpretato da Massimiliano Gallo. Sua moglie è interpretata poi da Bianca Nappi che, se non sbaglio, interpretava sua moglie anche in Mine Vaganti. Vedere i due di nuovo insieme, e di nuovo in chiave leggermente comica, è stato un bel momento.

Ma non è solo la recitazione che in questa serie non funziona. Anche la regia non è delle migliori. Le inquadrature sono piuttosto povere, sempre uguali, come se avessero avuto a disposizione una o due macchine da presa al massimo. Può anche essere che per problemi di budget fosse così, quindi che abbiano dovuto fare come meglio potevano. Ma il montaggio, quello è proprio fatto male e la cosa non è dovuta a motivi finanziari. Le scene sono tagliate prima che finiscano, i passaggi da una inquadratura di chiusura di una scena a quella di apertura della successiva sono bruschi, addirittura a volte i personaggi non hanno finito di parlare!

Un elemento che in parte si salva è la scenografia. O meglio, Napoli. Le inquadrature dall’alto di Napoli sono meravigliose, perché meravigliosa è la città. Fa proprio venire voglia di andare a visitarla. Ma tutto il resto non arriva al livello di sufficienza. Quando le sirene parlano tra di loro nel “mare” si vede fin troppo chiaramente che è una piscina. Però anche questo può essere dovuto al budget.

Insomma, io avrei voluto davvero scrivere solo cose positive di una serie italiana su un argomento così particolare che, per quanto ne so, è sempre stato affrontato solo in film fantasy o in programmi per ragazzi, anche all’estero. Poteva davvero essere la svolta (in Italia, sembra si riescano a fare bene solo le serie sulla mafia e sulle investigazioni), ma purtroppo non è stato così.

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Io continuo a sperare che un giorno la fiction italiana abbandonerà il solito format da due ore a episodio – ormai datato e insopportabile – per adeguarsi ai tempi che corrono. Si può mantenere l’italianità nello stile anche rendendo le fiction più leggere e basate su dialoghi migliori, spero.

Ivan, buona l’idea, dieci per l’impegno, ma non ci siamo proprio!

 

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