INTO THE BADLANDS – LE ARTI MARZIALI IN TELEVISIONE E MOLTO DI PIÙ

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Into the Badlands è una serie televisiva prodotta e distribuita da AMC. La prima stagione è composta da sei episodi – stesso formato di altre prime stagioni di AMC, come “The Walking Dead” e “Fear the Wlaking Dead”.
Dopo più di un anno dalla messa in onda del primo episodio, a breve, il 19 marzo 2017, finalmente sarà trasmessa la seconda stagione. E finalmente scopriremo come continuerà la storia dei protagonisti, rimasta aperta, lasciandoci la curiosità di sapere cosa succederà, presentando nuove vie e nuovi panorami in un’ambientazione che già in soli 6 episodi si è ampliata enormemente.

Questa serie è stata creata da Alfred Gough e Miles Millar, che in precedenza hanno lavorato a “Smallville” e che ora si occupano anche di “The Shannara Chronicles”. Ma Into the Badlands ha veramente poco a che fare con questi altri titoli.

Into the Badlands, in così poche puntate, riesce ad essere insieme tradizionale ed originale, tipica e diversa, riesce ad incarnare più anime, che, così mescolate, la rendono unica.

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Comincia in un modo molto classico: una voce fuori campo spiega che ci troviamo un mondo futuristico dove ha avuto luogo una guerra che ha lasciato solo oscurità e in cui 7 uomini e donne hanno preso in mano la situazione e sono diventati 7 Baroni, a capo delle Badlands. Ma le Badlands non sono un luogo felice e libero, sono solo una zona in cui per sopravvivere bisogna diventare schiavi di uno dei Baroni e lavorare per lui. E’ un mondo in cui le armi da fuoco sono state bandite e in cui gli unici eserciti sono formati dai Falciatori, uomini al comando dei Baroni che uccidono in loro nome.

This world is built on blood. Nobody is innocent here. Welcome to the Badlands.

Nelle prime puntate, ci vengono presentati i personaggi principali. Il protagonista è Sunny, reggente (cioè vice-Barone e capo dei Falciatori) di Quinn, il Barone più terribile e più potente. Sunny è spietato, uccide a testa bassa, ma presto scopriamo che in lui c’è molto di più. E poi ci viene presentato MK, l’oggetto del desiderio della Vedova, l’ultima arrivata tra Baroni, ma non si sa perché la Vedova lo voglia ad ogni costo. MK è solo un ragazzo di origini contadine che dice di venire da Azra, una terra lontana, libera, fuori dalla Badlands, ma tutti sanno che sono solo leggende, non esiste nulla che valga la pena vedere fuori da lì. E poi c’è Tilda, “figlia” della Vedova, una ragazzina letale che però ha, come Sunny, qualcosa di più, una parte di lei ancora innocente e che spera esista qualcosa di diverso.

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Oltre a loro, poi, in ogni puntata vengono presentati nuovi personaggi e una serie che sembra avere una struttura piuttosto tradizionale, presto diventa una caccia al tesoro, in cui, però, il tesoro è per ognuno qualcosa di diverso. Ci sono i Baroni che lottano tra di loro, i loro vice che li vogliono morti, c’è chi vuole la libertà per salvare la propria famiglia, chi vuole un mondo migliore per le donne, dove non debbano essere solo ornamenti o oggetto dei desideri sessuali maschili e poi c’è MK che è sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato e che sembra non c’entrare nulla in quel caos, se non che lui contiene al suo interno il segreto più importante di tutti.

La vera novità della serie, però, non è la struttura, non sono le ambientazioni – il budget non era dei più alti, almeno per la prima stagione: lo si può notare dalle scenografie che, in alcuni momenti, sono chiaramente spazi limitati e piccoli, ma camuffati bene e con un loro significato preciso.

La vera novità è che questa è la prima serie che porta in televisione, a livelli così alti, le arti marziali. Non si tratta di quelle a cui siamo più abituati al cinema, quel corpo a corpo che viene spesso etichettato come la “boxe asiatica”. Le arti marziali in questa serie sono quelle che derivano dal filone Wuxia, un cinema tipo cappa e spada in cui sono presenti sia combattimenti corpo a corpo che con armi come spade e lance. Gli attori hanno fatto un vero e proprio “boot camp” di arti marziali nelle settimane prima di iniziare le riprese, in cui per 9 ore al giorno imparavano a muoversi, ad usare le armi e a saltare e volare con le imbragature.

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I combattimenti, in ogni puntata, sono spettacolari, a partire dal primo che ha luogo a 5 minuti dall’inizio della serie e che serve per presentare il personaggio di Sunny, fino all’ultimo, il più spettacolare e il più “poetico”. Oltre alle arti marziali in sé, nei combattimenti spesso è presente anche un elemento splatter che ricorda un po’ il Tarantino di “Kill Bill”, con un sangue di color rosso accesso, brillante, attrattivo, di cui nella serie hanno cercato di sottolineare anche la valenza estetica.

Seppure la novità della serie sono proprio le arti marziali, Daniel Wu, non solo protagonista (Sunny), ma anche produttore, ha spiegato che la AMC non voleva attirare solo i fan di arti marziali, ma un’audience molto più vasta. AMC è, prima di tutto, quality television. Quindi, anche la storia doveva essere intrigante e, soprattutto, i personaggi dovevano essere verosimili, non divisi in buoni e cattivi, ma con più sfaccettature e sentimenti. E gli sceneggiatori e lo show runner ci sono riusciti alla grande.

Ci sono personaggi buoni che si comportano in modo poco onorevole per salvarsi la vita, altri che hanno scopi benevoli ma che usano qualsiasi mezzo per ottenerli, altri ancora che riservano continue sorprese e che diventano i più difficili da etichettare.

Nella serie si vedono anche nascere molti rapporti importanti, dal più classico dei film di arti marziali, quello tra maestro e allievo, in questo caso Sunny e MK, che però, in Into the Badlands, è anche qualcosa di più: MK è Sunny, è lui molti anni prima e Sunny vede in MK quella possibilità di cambiamento che non pensava potesse esistere e di cui ora ha più bisogno che mai. C’è il rapporto, più adolescenziale e innocente, tra MK e Tilda, che formano un’alleanza taciuta tra di loro. C’è il rapporto di odio e rivalità tra Lydia, la prima moglie di Quinn, e Jade, la fidanzata giovane e bella che deve trovare un nuovo posto nella Fortezza, il palazzo in cui abita la famiglia del Barone. C’è il rapporto tra Quinn e il vero figlio, Ryder, visto come incapace e vigliacco e tra Quinn e il falso figlio, Sunny, in cui Quinn vede se stesso tanti anni prima, ed è acciecato dalla stima che prova per il sui vice.

C’è il rapporto d’amore e di vita tra Sunny e Vail, dottoressa delle Badlands che sogna di scappare con l’uomo che ama.

In ogni episodio, tutti i personaggi diventano più vivi e più tridimensionali, con un passato misterioso che si disvela al pubblico poco per volta e che apre nuove strade che presto diventano un vero e proprio dedalo.

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Quello delle Badlands è un mondo dittatoriale, dove chi è al vertice deve difendere la sua posizione con le unghie e con i denti e deve usare la manipolazione e il plagio per sopravvivere. Sembra non possa esistere nulla di diverso, che non si siano altre strutture di potere, ma alla fine della serie vengono anche presentati personaggi che in qualche modo fanno riferimento ad un ordine religioso, ormai dimenticato da tempo nelle Badlands, o con dei poteri quasi soprannaturali di cui, però, non si sa praticamente nulla.

Into the Badlands è la serie giusta per fare binge watching, anche se non è nata con questo intento. Forse è il metodo migliore per non perdere passaggi perché, vi assicuro, la storia diventa molto intricata, così come le alleanze ed i tradimenti ed è un attimo perdere il filo e dover mettere ordine nella tela che viene a crearsi che non sembra avere inizio e che sicuramente non ha una fine.

 

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