Better Things – 1×07 – “Duke’s Chorus”

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Better Things” è una serie televisiva in onda su FX, costituita da 10 episodi, ognuno dei quali dura circa 22 minuti, il tipico format di una serie comedy o di una sitcom.

Ma “Better Things” non ha nulla a che vedere con quel tipo di serie. È difficile inserirla in un genere preciso. Eppure è geniale.

Come tutte gli episodi, anche “Duke’s Chorus” è particolarmente interessante, in parte commovente e sicuramente esilarante.

Come sempre, la narrazione vede Sam (Pamela Adlon, anche creatrice della serie) alle prese con le sue figlie. In effetti, è proprio questo il tema attorno a cui gira tutta la serie: una madre single che deve in qualche modo crescere la proprie figlie e riuscire nel lavoro anche quando tutto le rema contro (come esplicita la bellissima canzone della sigla, “Mother” di John Lennon).

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Ancora un volta, Sam e le sue figlie si dimostrano essere anti-convenzionali, diverse dalla maggior parte delle famiglie e soprattutto con dinamiche familiari opposte a quelle che siamo abituati a vedere nella serialità contemporanea. Sembra di essere davanti a persone vere, in carne ed ossa e non si ha la sensazione di trovarsi a guardare qualcosa di girato con un copione preciso e poco realistico. No, Sam è genuina, spontanea, non ha la verità in mano e non sa bene quello che sta facendo, soprattutto come madre.

Ma per le sue figlie è disposta a fare tutto, persino ad andare ad una messa al tempio mormone. Ed è proprio dopo la messa che ha luogo il dialogo più interessante dell’intera puntata. Sam parla con Trinity (Sarah Baker), la madre di una compagna di classe di sua figlia. Iniziano a discutere e a difendere i propri principi, rispettivamente di ateismo e di mormonismo e, di conseguenza, ci sono due culture che si scontrano, ognuna colma di pregiudizi e fraintendimenti l’una verso l’altra. Ma la discussione dura solo qualche istante e presto si trasforma in una confidenza tra due donne e due madri che si confrontano sulla vita e scoprono di avere gli stessi problemi: entrambe temono di fallire con i loro figli, entrambe vogliono essere amate e nessuna delle due sa quello che sta facendo. È un modo per sottolineare che siamo tutti uguali, che, al di là delle differenze che possono dividerci, siamo fatti tutti allo stesso modo.

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Si può considerare la puntata come un altro filo della tela che si sta creando negli Stati Uniti, in questo periodo, soprattutto nel mondo dello spettacolo, di persone che lottano nel modo che conoscono meglio contro un governo che tenta di fomentare odio e costruire muri (sia fisici che metaforici).

Il messaggio che la Adlon comunica in questo episodio è profondo, sottile, ma funziona proprio perché si trova in questo contesto: una serie diversa dalle altre (che in questo senso ricorda forse “Master of None”, spontanea, realistica fino all’ultima battuta), in cui non ci sono fronzoli e ornamenti per abbellirla, ma il pubblico viene spinto verso la verità che, però, non è mostrata come più brutta della finzione, anzi, in un certo modo, è migliore, perché nonostante tutte le sue imperfezioni, Sam e le sue figlie si vogliono bene.

Il significato finale dell’episodio è difficile, fragile, ma prende forza proprio perché è circondato dalle battute taglienti di Sam e della sua figlia maggiore, Max (Mikey Madison), come, per esempio, il dialogo che hanno al telefono, o dai bambini mormoni, mostrati quasi come fossero piccoli demoni, almeno agli occhi di Sam e delle sue figlie, o ancora dal fatto che lei, alla fine, si nasconde nello sgabuzzino per telefonare, con un bicchiere di whisky in mano e il loro cane a tre zampe (sì, anche il cane è dolce e perfetto nella sua imperfezione) di fianco a lei.

Non c’è da stupirsi che “Better Things” sia stata rinnovata per una seconda stagione da FX, perché ogni episodio fa venire voglia di vedere quello successivo, e non tanto perché la trama è accattivante, ma perché possiamo ritrovare  noi stessi nei personaggi e possiamo tirare un sospiro di sollievo nell’osservare che non siamo gli unici a sentirci strani, diversi e senza la certezza di quello che stiamo facendo, senza per questo doverci buttare giù, invece di accettarci ed amarci per come siamo con la coscienza che Sam è dalla nostra parte.

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2 risposte a "Better Things – 1×07 – “Duke’s Chorus”"

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